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Danza: Ballet Du Grand Theatre De Geneve - Para-Dice, Selon Desir, Loin

E' stata la compagnia del Ballet du Grand Theatre di Ginevra ad aprire la nuova rassegna del festival "Bolzano Danza", ormai giunto alla sua ventunesima edizione.
La proposta di questa storica compagnia è interessante; seppure nel passato sia stata uno dei punti di riferimento della danza classica, da poco tempo ha iniziato alcune sperimentazioni in territori neo-classici e contemporanei. Questo è stato reso possibile grazie all'ecletticità dei danzatori, che in questa serata d'apertura hanno proposto tre brani molto differenti tra loro, realizzati da tre coreografi diversi.



Il primo pezzo proposto dal Ballet du Grand Theatre di Ginevra è "Para-Dice", del coreografo Saburo Teshigawara. Su un palco completamente nero, senza simboli o riferimenti, otto figure si muovono in maniera stilizzata, lineare; è una danza poetica, lirica, quasi asettica; la musica ricorda i lavori dei Vangelis, in particolare la colonna sonora di "Blade Runner", ed il balletto ha in sè alcune linee del film di Ridley Scott. Lo scenario è quasi post-apocalittico, ed i danzatori sembrano alla ricerca dello spazio, di una nuova forma di spazio.
Quella di Teshigawara è purezza in forma di danza, e "Para-Dice" risulta essere sicuramente il migliore dei tre pezzi proposti.



Diverso è invece lo stile di Andonis Foniadakis, autore del secondo brano proposto, "Selon Desir"; se il precedente pezzo era quasi irreale, distante, lontano, questo "Selon Desir" è invece molto terreno, concreto; analogamente, se "Para-Dice" richiamava la fantascienza di "Blade Runner", con questo secondo pezzo invece siamo dalle parti di Stanley Kubrick: una figura karmica introduce i diversi danzatori alla scoperta della propria corporeità, ed in seguito a quella degli altri; c'è passione, quella passione che porta alla follia nella rappresentazione della compagnia, e subito torna alla memoria "Eyes Wide Shut" del grande regista americano (ma anche "Barry Lindon"). I movimenti sono meno fluidi rispetto al brano precedente, c'è più violenza, più attrito tra i danzatori, ed il finale è dedicato alla lussuria, quasi come abbandono ad essa.



Il terzo ed ultimo brano proposto è "Loin". Nelle intenzioni del coreografo Sidi Larbi Cherkaoui, c'è la ricerca di una danza universale, che racchiuda le diverse culture e le diverse forme d'arte; Cherkaoui ha origini belga, marocchine ed algerine, e questa presenza di influenze sia orientali che occidentali è molto presente nella sua danza, che vede riferimenti evidenti alla Cina oltre che alle terre che porta nel sangue. Il risultato, seppur interessante, è però non del tutto convincente; momenti di danza si alternano a piccoli brani cantati ed a parti recitate, ma il risultato non è organico, e l'ambientazione, tra "Lanterne rosse" ed una festa privata a Venezia, è un ulteriore elemento in più, che però nel complesso dell'opera diventa ridondante.

Tre situazioni diverse quindi, ognuna interessante, che ben riassumono quello che la danza dei nostri tempi è in grado di raccontare.

Pubblicato il 18/7/2005 alle 17.3 nella rubrica Diario.

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