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Me: L'afa



C'è una luce strana stasera.
E' tardi, ma fuori l'orizzonte ha ancora i colori del bruciato.

In casa fa molto caldo; apro tutte le finestre, eppure non si muove un filo d'aria.
Sul balcone mi avvolgono gli aromi speziati della cucina indiana che ho di fronte...

Chissà cos'è?
Zafferano?


Mi piacciono queste serate afose.
Tutto sembra dilatato: ogni movimento costa sudore, e così i piedi si trascinano con lentezza tra la stanza da letto e la cucina. Venti passi, trenta, quando di solito basta un balzo per arrivare al frigorifero.

Affondo i denti in una pesca, e non mi preoccupo se un po' di succo mi cade sul petto, tanto prima di andare a letto dovrò comunque fare un'altra doccia.

Sdraiato sul divano, penso che potrei passare la notte così, molle e sudato, a togliermi i capelli dalla fronte, ascoltando un po' di musica o anche solo il silenzio della città.

Guardo la tenda davanti alla finestra, ferma, immobile.
Al primo alito di vento mi farò trascinare anch'io come lei nella stasi di questa notte.

Pubblicato il 21/7/2009 alle 1.7 nella rubrica Diario.

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