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Me: Gli occhiali rotti




Il telefono continuava a suonare, ed io dentro di me pensavo: "Ma perchè non risponde?".
Avevo avuto una giornata un po' pesante, con uno di quei clienti in gamba a cui però devi sempre spiegare le cose due volte.
Stavo tornando a casa in vaporetto, e non vedevo l'ora di sdraiarmi sul divano con il mio cocktail di alcool e ibuprofene a guardare la tv senza volume.
Ma quel telefono continuava a suonare; vicino a me una signora anziana, vestita color crema; una di quelle anziane dignitose che portano le calze anche in piena estate.
Al terzo, quarto tentativo, proprio quando stavo per sbottare, la vedo aprire la borsa, anch'essa color crema; il volume della suoneria si faceva sempre più alto, ed io aspettavo che rispondesse per togliermelo dalle orecchie.
Ma niente, anche con il telefono in mano, niente risposta.
Guardo la signora con occhio assassino, e la vedo frugare ancora nella borsa, insistentemente, in ogni tasca, fino ad estrarre un bigliettino, un piccolo foglietto tutto sgualcito. Nonostante la calligrafia un po' incerta, leggo "Pulsante verde per rispondere" e poi altre brevi frasi. Nel frattempo il telefono aveva smesso di suonare, e fino alla fine del tragitto non l'ho più sentito suonare.
Sceso dal vaporetto, per un momento, mi sono sentito un cane per come avevo inveito tra me e me nei confronti della signora; ma poi, superato il senso di colpa, mi è rimasta una bella sensazione.
Affetto, commozione, partecipazione, non so descriverlo; ma avrei voluto girarmi verso la signora anziana e regalarle un sorriso.

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Non so per quale strana coincidenza, ma a qualsiasi ora io torni a casa, li trovo sempre davanti al portone.
Sono due ragazzi, probabilmente ventenni. Ormai li saluto come fossimo amici, anche se non conosco nemmeno i loro nomi; la ragazza abita nel mio palazzo, e lui la accompagna sempre fino all'ingresso.
Non sono come tutti i ragazzi di quell'età, intenti solamente ad infiammarsi le gengive l'un l'altro; se ne stanno vicini, si tengono per mano, e si guardano con quel misto di purezza ed ingenuità.
Gli occhi di lui sono innamorati, quelli di lei forse un po' meno...
Quando si salutano, lui la guarda salire le scale esterne, poi fa un passo indietro per vederla nella prima finestra del giroscale; un altro passo indietro, per vederla nella finestra del piano superiore, e poi un altro passo indietro, la schiena inarcata e lo sguardo un po' disilluso, come quando perdi qualcosa a cui sei molto legato.
Non ho idea se lei si affacci alla finestra per ricambiare il pensiero, ma so che io a quel ragazzino, sono già un po' affezionato. Se la trovassi a fare la smorfiosa con un altro credo che le farei una scenata isterica in mezzo al cortile.
Quando lui se ne va, provo sempre un po' di tenerezza.

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Nelle mie giornate ci sono piccoli episodi come questi, in grado di regalarmi una forte emozione.
La fragilità di una persona anziana, l'ingenuità di un ragazzino...

E mille oggetti, che chissà per quale motivo mi fanno stare bene. Come gli occhiali rotti ed aggiustati con lo scotch.

Pubblicato il 12/7/2009 alle 17.6 nella rubrica Diario.

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