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Me: I due maglioni

 

Non ricordo quanti anni avevo.
17, forse 18.
F. ed io eravamo nel pieno della nostra "amicizia particolare": passavamo molto tempo assieme e ci divertivamo come pazzi. Il nostro rapporto era speciale, e questo ci rendeva più forti.

A quei tempi frequentavamo entrambi la parrocchia: incontri, impegni, attività, ma anche qualche momento di svago.
Quell'anno ci aggregammo ad una gita di qualche giorno a Nizza, Montecarlo e Cannes.
Spesso F. ed io ci allontanavamo dal gruppo, ci piaceva stare per conto nostro. Agli appuntamenti ci presentavamo sempre in ritardo; niente di che, 5, 10 minuti al massimo.
Non era per snobismo; semplicemente, volevamo farci notare; io volevo che tutti vedessero quanto eravamo belli e speciali assieme.

Durante il viaggio di ritorno, F. aveva un po' di mal di testa, e così quando ci fermammo per mangiare qualcosa lui rimase sull'autobus.
Io avevo lasciato il mio maglioncino sul sedile, gettato come uno straccio.
Quando tornai, vidi che F. aveva piegato per bene la mia maglia, e se la teneva appoggiata sulle gambe.

In quel momento lo sentii molto vicino.

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Conobbi L. qualche anno dopo, in palestra.
Tra tutti i ragazzi che incontravo era l'unico che non parlava come fosse in un cinepanettone; e così, col tempo, diventammo amici e cominciammo a frequentarci anche all'infuori della palestra.

Una sera andai a cena da lui assieme ad altri amici.
Era un bella serata di fine estate, ed io mi presentai elegante nella mia camicia a righe.
Mangiammo all'aperto, e perdendoci in chiacchiere si fece tardi. Era buio ormai, ed io avevo i brividi di freddo lungo la schiena. L. mi prestò un suo maglioncino color verde acqua.
Tenerlo addosso mi dava calore, e non solo per via del cotone.

Arrivato a casa mia, lo piegai, e lo riposi in un armadio assieme agli altri maglioncini miei. Mi piaceva vederlo là, tra le mie cose; mi dava emozione.

Dopo qualche giorno glielo restituii.

Pubblicato il 16/3/2009 alle 11.45 nella rubrica Diario.

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