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Me: F.



Era l'inizio degli anni Novanta.

Io vestivo di nero, ascoltavo Depeche Mode, e cercavo di uscire dal mio guscio frequentando le compagnie sbagliate.
No, niente festini a base di alcool, droghe o sesso strano. 
                                    
Magari, col senno di poi...

I miei amici provenivano dalla parrocchia, e per quanto provassi ad integrarmi c'era sempre qualcosa che mi frenava.
Quando conobbi F. fu una folgorazione; provai subito la sensazione che lui ed io stessimo facendo lo stesso percorso. L'intesa fu immediata, e col tempo diventò un qualcosa di estremamente profondo, fino a travolgere tutto e tutti e diventare un rapporto esclusivo.
Ma eravamo giovani, e nè io nè lui eravamo pronti per una cosa così forte, che difatti finì col soffocarci.



Il nostro legame implose su se stesso, lasciandoci soli e spaventati senza l'altro accanto.
Era un passo necessario. Io sentivo il bisogno di fare la mia strada, di crescere, sbagliare e maturare.
Cominciai a frequentare persone diverse, a portare avanti interessi e passioni di cui prima ignoravo la presenza.
                                    Consapevolezza, questo volevo.

Ma la via della consapevolezza, si sa, è circolare; e quando tornai a casa, F. non c'era più. Stava seguendo un suo percorso, che l'aveva portato lontano da me.

Ogni tanto ci incrociamo ancora, i nostri sorrisi amari.

Pubblicato il 12/9/2008 alle 15.46 nella rubrica Diario.

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