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- Akram Khan Company / National Ballet Of China - bahok
- Alias Compagnie - Escucha Mi Cantar
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- Ballet National De Marseille - La Citè Radieuse
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- Company Blu - La casa invisibile
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- Stephen Petronio Company - Lareigne, Bud Suite, The Rite Part
- Stephen Petronio Company - Strange Attractors
- Studio Tanka - Silent Desert
- Von Krahl Theatre - The Swan Lake


11 aprile 2008

Danza: Akram Khan Company / National Ballet Of China - bahok

E' innegabile: le cose migliori nel mondo dell'arte contemporanea derivano quasi sempre dalla contaminazione tra generi diversi.
In tal senso, la danza non fa eccezione, ed Akram Khan ne è il perfetto esemplare.



Il coreografo anglo-bengalese, seppur di giovane età, riesce infatti ad unire magnificamente nelle sue performance non solo stili differenti, ma anche collaborazioni tra mondi apparentemente lontani; nel suo ultimo lavoro, "bahok", Khan mescola ad esempio la sua compagnia di danza contemporanea con il balletto nazionale classico cinese.



La sala d'attesa di un aeroporto è il non-luogo in cui è ambientata la piece; diversi personaggi si incrociano tra loro, ognuno alla ricerca della propria identità in una società globalizzata ed omologata.
Nella performance di Akram Khan si respira il senso di smarrimento contemporaneo, ed appare evidente la necessità di tornare alle origini, agli elementi di base, l'acqua, l'aria, la terra ed il fuoco.
Il bisogno di trovare la propria casa diventa la speranza per il domani.

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Quella proposta da Akram Khan è una danza sincopata, che parte dal kathak, un'antica danza proveniente dal Nord dell'India, ma che porta con sè anche la rabbia di strada, le arti marziali, ed alcuni echi pop che vanno da un certo stile di danza visionaria a la Momix fino al "Vogue" di Madonna.
Le braccia degli splendidi danzatori si muovono in maniera vorticosa, creando immagini e suggestioni emozionanti e potenti.
Le parti corali sono ben orchestrate e di forte impatto, e questa grande capacità di costruzione del coreografo di fatto rende meno interessante la parte più teatrale e narrativa.



La musica, quasi interamente composta da Nitin Sawhney, è il perfetto complemento ai movimenti dei danzatori, così come il tabellone orario, che diventa parte integrante della performance; non solo perchè tutto parte da un messaggio, "Attendere prego", che costringe i caratteri a condividere sentimenti e frustrazioni, ma anche perchè numeri, lettere e simboli diventano sfondo stesso per la danza.

Un'esperienza emozionante quella di "bahok", che consolida Akram Khan con uno dei coreografi di maggior talento del panorama della danza mondiale.


PS: l'utilizzo del tabellone orario come installazione stessa nella performance mi ha fatto ripensare ai Massive Attack, ed al loro tour del 2003; due concerti meravigliosi, soprattutto quello di Milano, in cui la grande energia del gruppo di Robert Del Naja era resa esplosiva proprio dalla violenza e dalla forza dei contenuti presentati.
Massive Attack che torneranno in tour in Italia quest'estate; ovviamente non mancherò. Ravenna e Strà, arrivo.


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