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Danza:

- Akram Khan Company / National Ballet Of China - bahok
- Alias Compagnie - Escucha Mi Cantar
- Ballet Du Grand Theatre De Geneve - Para-Dice, Selon Desir, Loin
- Ballet National De Marseille - La Citè Radieuse
- Balletto di Torino - .Ray Man and other works
- Centre Choregraphique National De Nantes Claude Brumachon & Benjamin Lamarche - Le Temoin
- Cie Bud Blumenthal/Hybrid - Les Reflets D'Ulysse
- Compagnia Abbondanza/Bertoni - Medea
- Compagnia Abbondanza/Bertoni - Polis
- Compagnie Heddy Maalem - Un Petit Moment De Faiblesse, Etude Nue, Le Sacre Du Printemps
- Company Blu - La casa invisibile
- Dancetheatre Of The National Theatre Of Northern Greece - Swan Lake City
- Do Theatre - Hopeless Games
- Ersiliadanza - Il Corpo
- Granular Synthesis & Angelin Preljocaj Ballet - N
- Le Guetteur, Luc Petton & Cie - Oscar
- Louis-Philippe Demers - L'assemblèe & Le Procès
- Merce Cunningham Dance Company - Events
- Merce Cunningham Dance Company - Pond Way, Native Green, Views On Stage
- Merce Cunningham Dance Company - Pond Way, Views On Stage, Sounddance
- Moving Into Dance-Mophatong - Mzansi-African Crossing
- Paola Bianchi - Come Conigli (visioni irrazionali)
- Polish Dance Theatre - Barocco, Zefirum, The Dove's Necklace
- Project Bandaloop - Crossing, Stories Of Gravity And Transformation
- Random Dance - Ataxia
- Rennie Harris, Puremovement - Repertory
- Rosas - Once & Desh
- Shen Wei Dance Arts - Rite Of Spring & Folding
- Stephen Petronio Company - Lareigne, Bud Suite, The Rite Part
- Stephen Petronio Company - Strange Attractors
- Studio Tanka - Silent Desert
- Von Krahl Theatre - The Swan Lake


31 agosto 2005

Movie: I fantastici 4



Fino a poco tempo fa, un film come "I fantastici 4" sarebbe stato subito bollato come una cretinata per adolescenti brufolosi.
Ma i tempi sono cambiati.
Negli ultimi anni grandi autoriregisti si sono confrontati con il mondo del fumetto, creando ottimi film se non addirittura grandi capolavori (ad esempio il Batman di Tim Burton). I supereroi di carta sono diventati personaggi complessi, profondi, con difficoltà legate più all'emarginazione ed all'accettazione di sè che non dovute all'antagonista di turno.
Questa impostazione ha in qualche modo sdoganato il fumetto rendendolo appetibile anche al pubblico più sofisticato; ha reso ogni trasposizione più profonda ed intensa dell'originale, ma in qualche modo ne ha fatto perdere l'aspetto ludico.

"I fantastici 4" invece ci restituisce questa caratteristica. E' un semplice film di intrattenimento, che non si prende troppo sul serio, ed in questo riesce dove altri film simili hanno fallito (vedi i due Batman di Joel Schumacher).

La storia è semplice: quattro scienziati astronauti, assieme al loro finanziatore (il Julian McMahon di Nip/Tuck), intraprendono un viaggio nello spazio per eseguire alcune ricerche innovative; ma qualcosa non va come dovrebbe, ed i cinque vengono colpiti da una tempesta cosmica, che ne altera il DNA; ognuno di loro acquisisce dei superpoteri, in qualche modo legati al proprio carattere; così Reed Richards, una persona timida ed accomodante si ritrova con il potere di allungare il proprio corpo come fosse fatto di gomma; Sue Storm, unica ragazza in un ambiente maschile, riesce a rendersi invisibile, facendo diventare un punto di forza il suo sentirsi sempre estromessa e subordinata ai colleghi uomini; Johnny Storm, fratello di Sue, è un ragazzo spregiudicato e senza freni, e dopo l'esposizione alla tempesta può dare fuoco non solo alle proprie folli idee ma anche al proprio corpo, trasformandolo in una vera e propria torcia umana, riuscendo anche a volare; il contrario di quello che capita al solido e razionale Ben Grimm, che acquisisce una presenza ancora più massiccia ed imponente, assieme ad una forza smisurata.

La scoperta dei propri poteri è fonte di infinite sorprese ed equivoci, presentate dal regista Tim Story con la giusta leggerezza ed umorismo. Lo scontro con il cattivo Dottor Doom diventa quindi un semplice espediente narrativo per raccontare la vita in comune dei quattro supereroi, con le divertenti schermaglie tra "La torcia umana" e "La cosa" e l'intricato rapporto sentimentale tra "Mr. Fantastic", ovvero Reed Richards e "La ragazza invisibile", Sue Storm.

Nel complesso il film si lascia vedere; quello che perde in profondità lo acquista in intrattenimento e ironia; sicuramente non è un capolavoro, ma ha il grande pregio di non ritenersi tale.

Vedremo se il successo di pubblico de "I fantastici 4" in qualche modo influenzerà Bryan Singer, regista del nuovo film su "Superman"; vedremo se questo supereroe tutto d'un pezzo continuerà ad avere come unica debolezza la criptonite o se anche lui rimarrà sopraffatto dalla propria condizione...




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31 agosto 2005

Me: Un pessimo giocatore!

Se in questo periodo dovessi chiedere ad un artista illuminato di farmi un ritratto, probabilmente il risultato sarebbe questo.



Jose Luis Alexanco, Damasco


Certo, nella mia ricerca di continue conferme preferirei trovare lineamenti marcati, sguardo deciso e sorriso sicuro e strafottente...
Ma non sarebbe una raffigurazione realistica.

Invece di questi tempi sono proprio così, incasinato, disordinato...
Non che ci sia niente di male: ogni tanto è divertente lasciarsi trasportare dagli eventi e dalle situazioni, senza troppi pensieri o troppe riflessioni.

Solo che poi ti guardi indietro, e ti chiedi se hai giocato bene le tue carte.
La mia sensazione è quella di essermi accontentato di una doppia coppia quando potevo avere in mano un poker...




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29 agosto 2005

TV: Minimo comun denominatore

L'estate è ormai agli sgoccioli. Non che quassù da me si abbia avuto l'impressione che fosse iniziata. Pochissimi giorni di caldo caldo, forse un paio di serate, ma niente a che vedere con i periodi bollenti degli anni passati.
Me ne accorgo pensando alle tante magliettine corte che non ho avuto occasione di sfoggiare... dovrei andare in vacanza solo per dare un senso al mio shopping...

Se c'è una cosa positiva della fine della stagione estiva, è che finalmente in televisione si tornerà a vedere qualcosa di interessante.
Sia chiaro, le aspettative sono come sempre molto basse, ma almeno riprenderanno a pieno ritmo i miei tanto amati serial tv; da "C.S.I." nelle sue tre versioni, "Las Vegas", "Miami" e "New York", a "Lost" e "Desperate Housewives" su Rai Due, fino alle nuove stagioni di "Six Feet Under" e "Will & Grace" su SKY.

Un autunno che quindi si presenta con tutti i suoi colpi migliori e che compensa un'estate limitata anche in questo. Poche infatti le serie interessanti viste in questi ultimi mesi. Forse solamente tre: "Alias", "Dr. House - Medical Division" e "Tru Calling".

Nel primo, Jennifer Garner, nei panni dell'agente Sidney Bristow, deve destreggiarsi tra casi di spionaggio internazione ed intrighi legati alla sua folle famiglia, tra cui le tre sorelle Derevko (interpretate da Lena Olin, Isabella Rossellini e Sonia Braga, con tanti complimenti al casting).

In "Dr. House", un'equipe medica cerca di risolvere casi clinici che nemmeno i medici di "E.R." riuscirebbero a guarire.

In "Tru Calling" infine, un'impiegata in un obitorio rivive le giornate nel tentativo di salvare degli sconosciuti da morti violente, fino a quando scopre che anche Brandon Walsh di "Beverly Hills 90210" ha i suoi stessi poteri, ma scopi molto meno nobili.

Tutte e tre le serie sono di buona fattura; le prime due in particolare hanno alle spalle autori e registi geniali;
"Alias" è creata da J.J. Abrams, autore anche di "Lost" e regista del prossimo terzo episodio di "Mission Impossible" con Tom Cruise (sempre se quest'ultimo non licenzia pure lui... ormai la lista dei registi passati per "MI3" è come il who's who di Hollywood...);
"Dr. House" è invece prodotto da Bryan Singer, che ne ha pure diretto alcuni episodi; Singer è uno dei registi più interessanti di questi ultimi anni, passato dal cult "I soliti sospetti" ai due "X-Men" al prossimo film su "Superman".

Tre telefilm diversi tra loro quindi, a partire dai contenuti.
Eppure se un minimo comune denominatore c'è, sta sicuramente in quello che è il mio personaggio preferito di ognuna serie: in "Alias" il malvagio Julian Sark, interpretato da David Anders; in "Dr. House" uno dei medici dell'equipe, l'esperto di terapia intensiva Robert Chase (l'attore Jesse Spencer), ed in "Tru Calling" infine, il fratello della protagonista, Harrison, ovvero Shawn Reaves.


David Anders


Jesse Spencer


Shawn Reaves

Quali siano i tratti in comune appare evidente dalle fotografie...

Forse è questa la mia tipologia di uomo ideale?




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9 agosto 2005

Eventi: Sigur Ros @ Villa Arconati di Castellazzo di Bollate, Milano

Assistere ad un concerto dei Sigur Ros è un lavoro.

Difficile cantare un loro brano, visto che la lingua che ne compone il testo non esiste, è inventata dal cantante Jónsi Birgisson ed è un misto tra islandese e suoni onomatopeici senza alcun significato.
Impossibile seguirne la scaletta, considerato che la maggior parte delle canzoni non ha un titolo, e quando invece è presente diventa impronunciabile ("Svefn-g-englar" o "Viðrar Vel Til Loftárása" ad esempio).
Se a questo aggiungiamo che i quattro musicisti sono completamente pazzi, suonano gli strumenti in maniera non proprio ortodossa, cantano in falsetto, e dilatano ogni loro composizione fino ai limiti temporali estremi...

Eppure proprio per tutte queste cose, un concerto dei Sigur Ros diventa un'esperienza unica ed irripetibile.



Villa Arconati è il luogo adatto per una esibizione di questo tipo; nonostante l'edificio non sia proprio ben curato ed il parco un po' troppo selvaggio, la penombra della calda serata crea l'ambiente adatto per la musica del gruppo islandese.

Un velo bianco cela il palco quando i primi suoni (o rumori) cominciano a farsi sentire; le ombre di Jónsi e soci sul velo mosso dal vento creano un clima quasi fiabesco; ma si tratta di una di quelle favole dark che solo Tim Burton potrebbe raccontare.
Infatti i suoni sono distorti, calmi ma in qualche modo violenti. La caratteristica dei Sigur Ros è proprio questa: melodie delicate e morbide diventano nelle loro mani presenze oscure, inquietanti, quasi drammatiche.



La maggior parte dei brani proposti è tratta dal nuovo album del gruppo, "Takk..." in uscita a metà settembre, ma non mancano brani più conosciuti come le già citate "Svefn-g-englar" e "Viðrar Vel Til Loftárása", estratte dall'album "Agætis Byrjun" come anche "Olsen Olsen" e "Ný Batterí", oppure le "Untitled" 1 e 8 (conosciute anche come "Vaka" e "Popplagið") tratte dall'album "()" (sì, proprio due parentesi).
Ogni canzone è portata all'estremo, ed i suoni diventano prolungati e ossessivi; eppure la tensione che sembra scaturire dalla chitarra suonata con un archetto per violini e dagli altri strumenti, non annoia, ma anzi, coinvolge in un crescendo che esplode in un orgia di rumori e sensazioni.

Assistere ad un concerto dei Sigur Ros è un lavoro, eppure le emozioni che il gruppo trasmette sono forti.
A qualcuno potranno sembrare presuntuosi ed autocelebrativi, eppure sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda della loro musica è un'esperienza intensa e commovente.




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4 agosto 2005

Me: Emozionante? No, emozion-arte!

Se penso alle emozioni più forti che ho provato nella mia vita, mi rendo conto che quasi sempre si tratta di esperienze personali, mie, e che non riguardano altre persone.

Sono in generale emozioni legate all'arte.

Non posso dimenticare ad esempio quando in gita scolastica in quinta superiore ho visto la Torre Eiffel a Parigi; è stata un'emozione molto forte ma anche molto strana; avevo già visto foto e video della Torre, eppure vederla da vicino, così slanciata verso l'alto, mi ha regalato una sensazione di potenza e di forza impensabile.



Oppure, quando alcuni anni dopo, a Roma, ho visto "La Danse" di Matisse; non mi aspettavo che l'opera fosse così grande, e sono rimasto quasi ipnotizzato di fronte alla sua semplicità; i tratti puliti, marcati, che invece di risultare statici mi davano quasi la sensazione che le cinque ballerine si stessero muovendo. Ricordo che mi sono dovuto sedere, perchè ero così abbagliato che avevo dei giramenti. (Alcuni anni dopo ho scoperto di essere astigmatico, forse anche questo ha contribuito...).



Ma non è solo l'arte in senso stretto ad avermi dato emozioni forti; quando alcuni giorni fa ho sentito una versione (ancora non definitiva) del nuovo singolo dei Depeche Mode, il mio gruppo feticcio, tornato dopo quattro-cinque anni di assenza, mi sono talmente emozionato che ho iniziato a piangere, in ufficio, davanti ai miei colleghi. Lo so che sembra stupido, ma i Depeche Mode sono stati la colonna sonora della mia vita, ed i momenti più importanti del mio passato sono stati sempre accompagnati dalle loro canzoni; ascoltare "Precious" è stato come rivedere dei vecchi amici ai quali eravate tanto legati ma che pensavate di aver perso.



Anche la musica dal vivo mi ha dato tante emozioni: Radiohead, Massive Attack, BjorkSigur Ros, e non ultimi i concerti dei Kasabian e dei Coldplay, tra i tanti. Ogni concerto è una sensazione diversa, forte; c'è partecipazione, c'è carica, energia, e poi commozione e partecipazione, visto che i gruppi che seguo non spiccano certo per allegria e divertimento, mica ascolto gli U2 io...

Ma sono tante le emozioni legate alle diverse forme d'arte: ho trovato molto toccante la scena del sacchetto di plastica che vola libero nel vento in American Beauty, così come mi ha scosso vedere la Stephen Petronio Company danzare nel Prelude di "Strange Attractors"; mi regala emozioni forti la lettura di un libro che sento molto vicino così come il racconto sentito di un blogger...

Non voglio stilare un elenco di cose, non avrebbe senso. Sono solo felice di aver provato sempre tante emozioni forti.
Mi rattrista un po' però, pensare che non ho sensazioni altrettanto importanti legate ad altre persone.
Certo, ci sono i miei amici, L. e L. in particolare, che amo e che mi fanno stare bene; c'è la mia famiglia, che mi è sempre stata vicina; e ci sono stati anche dei rapporti importanti, delle relazioni che mi hanno dato tanto prima di spegnersi...
Eppure sono sentimenti più sfumati; forse è la consapevolezza, e quindi la paura, che una persona possa comunque deluderti, mentre puoi esser certo che una sensazione legata a qualcosa di esterno, è indubbiamente più effimera nel tempo, ma in qualche modo più sicura.




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3 agosto 2005

Danza: Rennie Harris, Puremovement - Repertory



Sarà anche vero che l'hip-hop è uno dei fenomeni culturali più rilevanti degli ultimi anni.
E sarà anche vero che ormai lo spirito che sta dietro all'hip-hop ha influenzato anche tutte le altre forme d'arte (vedi ad esempio il programma del prossimo festival Oriente Occidente).
Sarà, ma a mio avviso l'hip-hop è un fenomeno troppo radicato in una situazione specifica come quella dei quartieri multietnici delle metropoli americane, e portarlo sul palcoscenico di un teatro fighetto equivale a snaturarlo, sporcarlo ed in qualche modo banalizzarlo.

In questo contesto, lo spettacolo proposto dalla compagnia americana Puremovement diretta da Rennie Harris, si è rivelato poco più che ginnastica ed atleticità. I sei danzatori hanno addominali scolpiti e grandi doti fisiche, che fanno compiere loro le più impensate evoluzioni, eppure rimane il dubbio su che senso abbia andare a teatro per vedere più di un'ora di capriole e salti.

La sensazione è che il riconoscimento dell'hip-hop come forma d'arte elevata sottintenda il tentativo di inglobare nella cultura dominante quello che invece è nato come fenomeno di protesta e di accusa.
In fin dei conti, è come mettere la testa sotto la sabbia.



PS1: dopo le spettacolo, a conclusione del festival Bolzano Danza, grande festa sul palco del teatro con Boosta dei Subsonica impegnato in un dj-set a base di elettronica e house. Suoni trendy, eppure non scontati. Boosta si diverte, si vede e si sente, anche se l'atmosfera non è delle più coinvolgenti. La gente non è molta, e sicuramente i partecipanti ad un festival di danza non sono il pubblico migliore per una serata di questo tipo. Ma è comunque interessante vedere come una rassegna artistica di rilievo provi ad aprirsi anche a situazioni più moderne. Sicuramente un bel punto di partenza.

PS2: devo ricordarmi di non invitare mai più a teatro la mia amica M.; lei sarebbe anche carina e simpatica, ma ha sempre un sacco di casini con gli uomini, e vive in funzione di essi; dei casini, non degli uomini. E non è divertente passare la serata con una persona il cui unico argomento è quanto sia stronzo quel suo ex, salvo poi stare incollata al telefono a leggere e scrivere sms, pure durante lo spettacolo.
E' ovvio che a conclusione della serata, quando finalmente mi stavo divertendo ballando con la musica di Boosta e pure flirtando con quel tecnico del teatro adocchiato per tutta la durata del festival, M. mi costringe a tornare a casa presto, probabilmente perchè doveva urgentemente chiamare il solito ex per chiarirsi e dirgli che lui non la rispetta eccetera eccetera eccetera...
Eh, certe volte sarebbe meglio uscire da soli...

Tecnico del teatro, aspettami a Bolzano Danza 2006...




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2 agosto 2005

Danza: Do Theatre - Hopeless Games



Quello proposto dalla compagnia russa Do Theatre è il classico lavoro ispirato al teatro dell'assurdo.
In una stazione ferroviaria notturna ed isolata, sei personaggi si trovano ad attendere un treno che forse non arriverà mai. Tra di loro c'è diffidenza, forse anche paura, eppure un po' alla volta i sei entrano in contatto tra loro, un po' per scelta un po' per forza, ed i legami tra loro cambiano, maturano, si trasformano da rapporti positivi e situazioni sbagliate e viceversa.
Fino a quando, al mattino, il treno sembra finalmente arrivare, ed ognuno di loro torna ad essere sè stesso, con la propria diffidenza e la paura di un tempo, isolandosi nuovamente dagli altri.

La rappresentazione è curiosa, a tratti anche divertente e grottesca, anche se in alcuni punti risulta ostica e difficile da comprendere, soprattutto nel finale.

Ma quello che la compagnia vuol rappresentare è un messaggio forte, e che fa riflettere.
Quando ci troviamo in situazione lontane dalla nostra realtà, tra persone che non ci conoscono e che probabilmente non vedremo mai più, spesso ci comportiamo in maniera diversa rispetto alla nostra quotidianità.
In quale delle due situazioni siamo maggiormente noi stessi è difficile da stabilire.
Ma è sempre più frequente avere delle vite parallele: internet, le chat, gli sms... E' facile costruirsi un personaggio diverso, così come è semplice abbandonare ogni freno ed abbandonarsi ai propri istinti, ma anche alle proprie debolezze.
Ed a questo corrisponde anche una maggior difficoltà ad aprirsi completamente con una persona vicina.

Quanti sono gli amici a cui poter raccontare tutte le proprie sensazioni? Soprattutto tra uomini è complicato parlare di emozioni, di solito non si va oltre la gioia dell'aver vinto il torneo di calcetto...




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1 agosto 2005

Danza: Centre Choregraphique National De Nantes Claude Brumachon & Benjamin Lamarche - Le Temoin

Ci sono eventi artistici così emozionanti e coinvolgenti che è quasi inutile discutere di tecnica o di innovazione. E' il caso di questa produzione del Centre Choregraphique National De Nantes diretto da Claude Brumachon e dal suo assistente Benjamin Lamarche.
"Le Temoin" è frutto di un laboratorio che la compagnia francese ha sostenuto a Praga, e proprio dalla cultura di questa città Brumachon ha tratto spunto per un lavoro intrigante non solo nella sostanza, ma anche nella forma.



Gli spettatori, un numero limitato di persone a causa delle esigenze di scena, invece di sedersi comodamente in platea è stato condotto sul palcoscenico e coperto da una divisa grigia ed anonima.
La prima impressione è spiazzante; luci soffuse, fumo, ed i danzatori, vestiti con le stesse divise del pubblico, seduti su poche sedie. In pochi attimi questi danzatori cominciano a muoversi freneticamente, divisi a coppie, prendendosi e lasciandosi quasi nel tentativo di stabilire un contatto tra loro ma nell'impossibilità di portarlo a termine.

Scopo dello spettacolo è di raccontare la follia e l'alienazione che una situazione di isolamento e di chiusura possono provocare nell'uomo; il riferimento evidente è a "Le metamorfosi" di Franz Kafka, racconto scritto nel 1912 e pubblicato nel 1915 dall'autore nato proprio a Praga.

I danzatori si spostano negli spazi del teatro, si arrampicano sulle strutture fisse, utilizzano elementi del magazzino per allestire diversi quadri di grande impatto; e così due luci proiettate sulla parete diventano simbolo di quelle finestre che ci fanno intravedere l'esterno, e la frustrazione dell'isolamento diventa fortissima; oppure un tavolo capovolto diventa la barriera tra ciò che ci attira e spaventa e la realtà chiusa e sicura della propria vita isolata.
Gli spettatori si muovono sul palco, seguono le varie scene spostandosi da un punto all'altro, e spesso entrano in contatto con i danzatori, che nella frenesia del movimento urtano il pubblico o semplicemente lo accarezzano e lo avvicinino quasi con paura.
Il senso di alienazione aumenta durante la durata dello spettacolo, e così le movenze dei danzatori diventano sempre più simili ai movimenti degli insetti, fino a quando i due coreografi assumono definitivamente le sembianze di due scarafaggi, con tanto di maschera e scatti violenti.

Il finale è volutamente esplosivo, con il sipario che si apre, ed i danzatori che si inerpicano sulle poltrone della platea e della galleria mentre il pubblico sul palcoscenico applaude; una prospettiva inversa molto suggestiva, che apre mille domande e mille quesiti su chi effettivamente sia il pazzo e l'alienato, l'uomo isolato e rinchiuso nelle proprie sicurezze, oppure quello libero ma soggiogato dalla frenesia e dai pericoli della vita moderna.



In definitiva "Le Temoin" è uno spettacolo molto efficace, che ricorda alcune produzioni della celebre compagnia La Fura Dels Baus, e che si rivela sicuramente come l'evento più interessante di questa edizione del festival "Bolzano Danza".
Una produzione che rompe le barriere tra pubblico ed attori, creando un legame molto forte ed una partecipazione sentita. Trovarsi in scena a pochi centimetri dalle proprie visioni e dalle proprie paure diventa un'esperienza emotiva affascinante, e sentire le assi del palcoscenico vibrare ai balzi ed alle cadute dei danzatori aiuta gli spettatori ad entrare in contatto con un mondo che forse non è così distante come sembrerebbe...




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1 agosto 2005

Libri: Matthew McIntosh - Va tutto bene

Matthew McIntosh, molto probabilmente, è una persona arrogante, uno sbruffone. Lo si capisce dal suo modo di scrivere, così sopra le righe, teso a destrutturare la forma classica del romanzo per reinventarla ed adattarla a quello che è il suo progetto.
Eppure McIntosh è uno scrittore di talento, e quindi gli si perdonano anche certi vezzi per la verità inutili.



"Va tutto bene" è un'opera strana.
Si tratta di una raccolta di racconti che presi singolarmente non hanno molto da dire; sono storielle di vita vissuta, esperienze quotidiane prive di particolare interesse, aneddoti che potrebbero capitare mille volte nella vita di ognuno di noi.
Perlopiù sono situazioni negative: solitudine, tradimenti, abbandoni, desideri irrealizzabili non per impossibilità reali ma per mancanza di volontà e di coraggio. Ma è l'insieme di queste storie che diventa interessante e importante.
Quello che Matthew McIntosh ci descrive è uno spaccato di un sobborgo di Seattle, ma potrebbe tranquillamente essere il nostro quartiere, Dan il nostro vicino di casa, Helen la madre di una nostra collega, Charlie il barista che tutte le sere di prepara da bere...
E' uno spaccato di vita cinico, crudele, spietato, privo di commiserazione o di pietà. Nelle parole fredde e distaccate di McIntosh c'è quasi una condanna, per tutti coloro che si sono arresi, che si sono abbandonati alla stanchezza, che hanno smesso di lottare contro le difficoltà del quotidiano e che hanno affogato le loro debolezze nell'alcool o nella droga.

"Va tutto bene" è un libro violento, che non concede speranze e che non fornisce soluzioni consolatorie. E' un libro crudo, reale, forte, e per questo decisamente intenso e poetico nella sua interezza.



"Abbracciò il suo dolore e lo baciò e lo accarezzò, gli disse che lo amava più di qualsiasi altra cosa al mondo, che amava la sua vitalità, e lo pregò di andarsene.
E molti anni dopo, quando il dolore se ne andò, molti anni dopo
avrebbe scoperto
avrebbe scoperto che gli mancava."




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