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- Akram Khan Company / National Ballet Of China - bahok
- Alias Compagnie - Escucha Mi Cantar
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6 settembre 2005

Danza: Random Dance - Ataxia



Nella società contemporanea è sempre più difficile creare qualcosa di nuovo, soprattutto nel campo dell'arte.
Certo, la tecnica ed il progresso permettono oggi di realizzare cose molto più precise ed elaborate rispetto ad un tempo, ma permane sempre quel senso di dejavu soprattutto per quanto riguarda i contenuti.

Le innovazioni, le novità, si presentano quasi sempre ormai come frutto di un processo di contaminazione tra stili diversi, tra culture diverse.
Sono quei meticciamenti che vanno considerati come una forte e profonda risorsa per l'uomo (nonostante quello che pensa l'integralista Marcello Pera, purtroppo nostro presidente del Senato).

E' così nel cinema, ad esempio con l'occidentalizzazione della scuola cinematografia orientale, oppure nella musica, con lo sdoganamento di culture estreme rese in qualche modo fruibili dalle masse.
Ed è così anche nella danza.

Da anni, il festival Oriente Occidente si propone di indagare proprio queste nuove tendenze, sempre sul filo dell'innovazione.
E quindi suona ancora più strano vedere nell'esordio di questa nuova edizione del festival una produzione "vecchia" come "Ataxia".

Per questo suo ultimo lavoro, il coreografo Wayne McGregor è partito dallo studio di un disturbo motorio, l'atassia. Si tratta, senza entrare in campo medico, della difficoltà nel coordinare i movimenti del corpo. Con l'aiuto di Sarah Seddon Jenner, che proprio da questo disturbo è affetta, McGregor ha creato per i suoi danzatori dei movimenti innaturali, ma al tempo stesso eleganti e dinamici.
Più interessante nei quadri corali che nei duetti, dal punto di vista puramente coreografico "Ataxia" risulta spiazzante e curioso.

E' l'intero contesto che però risulta già vecchio.
La musica composta appositamente da Michael Gordon è ripetitiva senza risultare intrigante, coinvolgente o perlomeno angosciante, rimanendo invece semplice pongo-music.
Le immagini utilizzate a complemento del movimento sono a dir poco inutili; elaborazioni già viste, che non solo non aggiungono nulla alla performance, ma anzi la rallentano e la frammentano. Da John Warwicker del celebre collettivo Tomato (autori tra l'altro di cover, live set e video degli Underworld), era lecito aspettarsi di più.

La sensazione finale è quindi contraddittoria.
La passione per la multimedialità va comunque accompagnata da una forte idea di base, che in questo lavoro non risulta così immediata.
"Ataxia", spogliato da tutte queste sovrastrutture sarebbe stato sicuramente un lavoro migliore, visto che, comunque, la danza c'è.




permalink | inviato da il 6/9/2005 alle 16:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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